Chirurgia maxillo-facciale ricostruttiva/rigenerativa: prelievo di osso autologo da calvaria (osso parietale del cranio)

Il prelievo osseo da calvaria (osso parietale o occipitale del cranio) è tecnicamente il più semplice da eseguire ed anche quello gravato dalla morbidità (postumi d'intervento) più bassa. Tecnicamente si esegue un incisione curvilinea superiormente alla linea temporale (inserzione del muscolo temporale) attraverso cute e periostio (cuoio capelluto – non è più necessario radere i capelli) fino al piano osseo. Generalmente si sceglie il lato dell'emisfero cerebrale non dominante (nel caso di un destrimano il lato destro, quello sinistro è quello dominante responsabile del controllo della motilità dell'arto destro!). Si delimitano con una fresa i tasselli (1-1,5 x 4-4,5 cm) da asportare penetrando attraverso la corticale esterna fino alla diploe (osso midollare che separa dalla corticale interna a contatto con l'ambiente intracranico). Successivamente con uno scalpello appropriato si produce il distacco del tassello (blocco osseo). E' possibile anche produrre “frustoli di osso” (osso particolato) con raccoglitori di osso o per mezzo di una fresa. Al termine dell'intervento si sutura (anche con l'ausilio di clips metalliche o graffette) e si applica un bendaggio compressivo alla zona d'intervento (caschetto). Il paziente non ha dolore, non gonfia e può tornare rapidamente alle sue normali attività. Il microscopio in questo caso consente di limitare la possibilità di “sconfinamento” attraverso la dura madre, ultima barriera prima dell'ambiente intra-cranico.

Svantaggi :

  • raro ma presente il pericolo durante l'intervento di invadere accidentalmente l'ambiente intra-cranico per perforazione della dura madre, membrana che ricopre il tessuto cerebrale

  • tessuto osseo molto duro, poco gestibile nelle ricostruzioni elaborate, molto povero di cellule e di capacità rigenerativa intrinseca

  • il difetto osseo creato alla teca cranica (scatola cranica) spesso viene riparato poco e malamente dal nostro organismo: si crea un “punto debole” che in caso di trauma cranico espone al pericolo di danno cerebrale.