Odontoiatria conservativa al microscopio: chirurgia endodontica

Quando il ritrattamento canalare fallisce o risulta non possibile (presenza di ostruzioni, sconvolgimento dell'anatomia dell'apice radicolare, presenza di manufatti protesici recenti) restano solo 2 possibilità di terapia:

  1. estrazione della radice e sostituzione con un impianto (quando possibile)
  2. chirurgia endodontica (apicectomia): detersione, sagomatura e otturazione tridimensionale al fine di recuperare il sigillo apicale, la cui mancanza è responsabile dell'infezione apicale (granuloma, cisti endodontica).

Una diagnosi accurata (escludere la frattura verticale di radice!), un accorta valutazione del rapporto costi/benefici (la radice "apicectomizzata" è indebolita e spesso a distanza di tempo si frattura!), è importante al fine di proporre la terapia chirurgica più indicata al caso specifico: il fallimento di un intervento di chirurgia endodontica infatti potrebbe causare ulteriori danni ai tessuti molli e duri del complesso dente-gengiva impedendo o rendendo molto complicato l'eventuale inserimento di un impianto dentale (soprattutto nei settori frontali ad alta valenza estetica).
Negli ultimi 10 anni i risultati di questo tipo di intervento micro-chirurgico (l'apice radicolare ha una dimensione di pochi millimetri quadrati) sono migliorati grazie all'utilizzo routinario del microscopio operatorio, alla disponibilità di materiali specifici per il sigillo apicale (otturazione retrograda) ed alla miniaturizzazione di strumenti ad ultrasuoni per la detersione e sagomatura dell'apice radicolare (minore invasività).