Protesi dentale al microscopio: corone singole e ponti

Corona singola: a seguito di una carie particolarmente destruente (profonda) il dente viene devitalizzato, e nonostante venga ricostruito (con o senza perni di rinforzo a seconda dell'entità della perdita di sostanza), ne risulta strutturalmente indebolito. Le fasi di lavorazione sono così suddivise :

  • preparazione : il dente viene ridotto secondo delle precise geometrie che sono funzione del restauro protesico definitivo (se il tecnico non ha spazi sufficienti non potrà costruire un manufatto protesico con caratteristiche ideali di resistenza meccanica, idoneità alla funzione ed estetica) e curando la precisione marginale al microscopio.

  • provvisorio: la corona provvisoria in resina (plastica) deve riprodurre in toto le caratteristiche della corona definitiva in modo da testare estetica, funzione, e adattamento biologico dei tessuti molli (gengiva); nel caso di ponti deve essere curata anche l'affidabilità meccanica (fibre di rinforzo)

  • impronta di precisione: affinché il tecnico realizzi un manufatto preciso è necessario che abbia a disposizione un impronta dei tessuti duri (margini delle preparazioni) e molli (gengiva marginale) altrettanto precisa. (“Estetica e Precisione” Domenico Massironi – Quintessenza Edizioni 2004)

Il Ponte: è la soluzione clinica più ”antica” nel caso di perdita di uno o più elementi dentari, e mantiene una sua attualità nel caso in cui la soluzione implantologica sia non praticabile o controindicata. Trattasi di manufatto protesico che utilizza i denti adiacenti alla zona edentula (priva di denti) come pilastri protesici e consente il ripristino funzionale ed estetico di tale settore dell'arcata dentaria. Quanto accennato sopra riguardo le corone singole vale anche nel caso dei pilastri di ponte, con la difficoltà aggiuntiva del dover tenere conto che il manufatto per poter “calzare” deve beneficiare di geometrie compatibili (asse d'inserzione) con l'inserimento contemporaneo di più corone. Assimilando il moncone protesico ad un parallelepipedo con 4 facce poniamo il caso di un ponte con 2 pilastri protesici : le 4 facce dei parallelepipedi devono essere parallele fra loro....altrimenti il ponte non salirà mai! In gergo “odontoiatrico” le differenze di parallelismo tra superfici piane viene definito come sottosquadro : l'incubo del dentista!

“Fundamental of Tooth Preparations for Cast Metal and Porcelain Restorations” Herbert T. Shillingburg – 1987 Quintessence Publishing .